Phuture Soul – Dancefloor Stompers

Luca Garau Musica, Recensioni

Si dice che uno dei segreti di una buona dieta sia alzarsi da tavola con ancora un po’ di fame. Probabilmente è vero e beato chi ci riesce, ma per i golosi, nulla di più difficile. E poiché, a opinione di chi scrive, la golosità è una caratteristica dell’animo, non solo dell’appetito, la fame residua dopo l’ascolto di un EP come Phuture Soul è un atto di crudeltà. Quello che l’ultimo album dei Dancefloor Stompers, purtroppo in formato mignon, lascia infatti nell’ascoltatore è una vorace fame. 

Quattro pezzi, quattro portate preparate e servite con la formula che già si conosce con le voci di Marco Cotza e Silvia Follesa impreziositi da nuovi inserti come il vocoder di Andrea Piraz e i fiati di Alessandro Angiolini, Matteo Floris, Francesco Sangiovanni e Adriano Sarais. La riuscita è garantita, ogni ingrediente concorre con il giusto bilanciamento alla riuscita del piatto finale. Non esistono solisti, né prime donne, tutto gira in funzione dei due veri protagonisti: il pathos e il groove.

Perché sì, è vero che – complici la cassa di Frank Stara e il basso di Gianmarco Diana – si batte il piedino e si muovono i lombi, ma è il petto quello che balza e sobbalza e i ricami di Andrea Schirru e Danilo Salis ne sono i diretti responsabili.

Si dovrebbe confermare quanto già detto in altre occasioni, ma forse non ha tanto senso ripetere quello che già sì sa, sulle colonne sonore, sul filone poliziottesco e tutti gli altri rilievi compilativi. Ciò che al contrario non si può omettere è il costante gusto artistico, la maestria e l’attenzione al dettaglio che puntualmente la band cagliaritana dimostra.

Quella appena passata è stata l’estate del ritorno di un certo soul, dai Nu Genea ai Khruangbin, ai Badbadnotgood, tutta roba che ha accompagnato i nostri gin tonic vista mare, dalla spiaggia o dai parcheggi di Sant’Elia. I Dancefloor Stompers che ugualmente si inseriscono a pieno titolo nel succitato filone, lo fanno però in una sua declinazione invernale, che meglio si accompagna a una buona grappa, con un lungo parka a sostituire sundek e camicie a fiori, intenti a perderci, invece che sul tramonto sul mare, su un fuoco che continua a bruciare!