Valucre - Cose - Atlantide Dischi - Valentina Luiu - Marco Cherchi - recensione - 2021 - Sa Scena - 24 febbraio 2021

COSE – Valucre

Marco Cherchi Musica, Recensioni

Sguardo fiero e poca voglia di fare facili amicizie  (“sono Valucre e non ho niente da dire”), un pizzico di spocchia – stilosa – tipica nel DNA cagliaritano, il tutto celato dietro una voce calda, sussurrata e malinconica. Sono questi gli ingredienti che Valentina Luiu ha gettato nel calderone per ottenere Valucre: un alter ego che, imbracciata la chitarra, disegna la trama di un film in cui la cantante cagliaritana guarda se stessa muoversi, a passeggio tra i vicoli del centro con un diario in mano, o naso all’insù a guardare i fenicotteri sorvolare la città tagliando in due la luna.

Dopo il convincente esordio con il singolo Povero Massi, la voglia di farsi la bocca con qualche pezzo in più iniziava a fissarsi in testa. Un hype cavalcato dalla stessa artista, grazie al disseminare piccoli indizi sul nuovo disco lungo tutta l’estate 2020, dai quali ha  iniziato a materializzarsi un personaggio dal fascino spaesato, come uscito da un piccolo mondo di Amelie ambientato a Cagliari.

É Alessandro – “zio Sandro” – Forte a credere fortemente nel progetto, producendo di pugno i sette brani di Cose e impreziosendo il sound cantautorale della chitarra di Valentina, con accenti urban e indie-pop. L’intuizione di Forte è, appunto, quella di non abbandonare la giovane artista alla sua chitarra e a un cantautorato pop universale, ma di aggiungere tonalità elettroniche e slow-dance.

Valucre ci ricorda che in questi anni, pesanti come macigni, ci sono anche altre cose: oggetti inanimati fatti di semplice materia, strumenti di scena disposti su un palcoscenico in cui si muovono i nostri corpi di eterni ventenni. Troppo riduttivo ricondurre il tutto alla semplice esigenza di raccontare in musica mood caratteriali più o meno passeggeri e cangianti. C’è anche questo, ovviamente, in Cose. Ma il vero pregio di Valentina è, piuttosto, di riuscire ad astrarre da forme predefinite, di disegnare un mondo senza spigoli, tracciando una melodia leggera e sospirandoci sopra dei testi. 

Il risultato è semplice e autentico, personale e intimo. L’album rimane in equilibrio sull’anima più cantautorale di Valucre, a beneficio del suo lato più spontaneo e fresco. Le note indie si muovono educatamente lasciando spazio alla voce di Valentina e trovando già in partenza quei caratteri di personalità che non rendono necessario ricalcare i contorni del disco in stile ritrattistico. In particolare, prevale all’ascolto l’impressione che nel modellare i pezzi di Cose, non si sia mai sentito il bisogno di tirar fuori quelle formule tipiche dell’indie chiassone e pieno di “roba in più”.

Il primo album della cantautrice cagliaritana è una fiaba indie post-moderna a pastelli, una melodia confortante che ci afferra alle spalle e ci scuote con forza per rinsavirci dalla pesantezza di quei problemi più grandi di noi, e ricordarci la sensazione dell’essere paghi dalle piccole cose, “ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” (Italo Calvino).

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