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Camala
Sfioriamo
27 Marzo 2026

Nicola “Camala” Ventura ha lasciato la provincia immobile sulcitana in direzione Bologna, mecca atea di un certo cantautorato, seguendo un cammino intrapreso da altri suoi conterranei. Da Iglesias si sposta in cerca di prospettive, trovando ispirazione in ciò che gli accade e lo porta nell’altrove, di sé o in luoghi nuovi. Le tappe del suo cammino, presente e passato, diventano materia viva da cui plasma Sfioriamo. Esordio discografico frutto di una lunga gestazione, legata a esperienze e situazioni che riesce a raccontare in maniera nitida e di cui condividiamo il vissuto. Come raccontatomi dallo stesso autore: «questo disco me lo porto dietro da un sacco, ma per mille motivi, cambi di rotta, di sound, incertezze sulla strada sonora da seguire, il maledetto lavoro, me lo sono trascinato per un po’ di anni. Quest’anno ho deciso di forzare uno stop e scegliere i brani che preferivo e niente, inciderli».

Sfiorire nel vocabolario ha un senso letterale – rappresentato sul bel artwork a firma Michela Meow.J Atzori – e uno figurato, ossia perdere la freschezza, lo splendore del rigoglio giovanile. Camala ha superato i 30 ed è ripartito dopo aver accantonato il progetto Kuroko, di cui questo nuovo inizio a titolo individuale è una piccola, parziale continuazione spirituale di quanto sentito e messo a fuoco nel bel ep conclusivo, in cui il duo proponeva dream pop e shoegaze, imbastardito dall’alt rock. In Sfioriamo attua una rivoluzione personale e lo spettro si allarga fino ad abbracciare simbolicamente un grande numero di riferimenti. Ci sono maestri del cantautorato nazionale, nelle parole e nei suoni, ma anche una forte devozione verso i contemporanei italiani (in primis il pop autoriale di Colapesce e Fabi), così come l’esterofilia con lo sguardo rivolto a Elliott Smith, Josè Gonzalez, Nick Drake e i Buckley (padre e figlio). 

Le influenze sono tante, ma combinate insieme in un amalgama armonico e personale. In evidenza c’è la maturità del songwriting, la cui gentilezza quasi violenta si riflette nei testi ben scritti (su depressione, solitudine, innamoramento e un ampio ventaglio di stati d’animo comuni ai millennial), che racchiudono al suo interno immagini preziose ed evocative ma non banali.

La strada del DIY si riflette anche nella libertà di scelta dei compagni di viaggio. La co-produzione di Corrado Cardia, la registrazione e missaggio a cura di una realtà come Acme Conspiracy e il master a cura di Fabio Demontis sono un garanzia. Il disco presenta anche connessioni tra musicisti ospiti: al basso troviamo Cristiano Aru dei Quercia e alla batteria Marco Cardia degli Erotik Monkeys, mentre chitarre, synth, piano e la voce sono di Nicola. La mancanza di un’etichetta a supporto ha permesso a Camala di lavorare per oltre due anni alle tracce, senza la pressione delle scadenze e libero da imposizioni, scegliendo otto brani di grande impatto. Il risultato è un’opera prima tra le più interessanti nel cantautorato moderno isolano dell’ultimo decennio