

Di Claudio Loi
La ragione sociale mette un po’ di apprensione ma si spera passi subito. L’esordio del trio Calcinacci richiama scenari di disgregazione che di questi tempi non mancano, ma anche situazioni domestiche che prima o poi affrontiamo con la giusta rassegnazione e la speranza di trovare uno spazio più razionale e accogliente. Proviamo a usare quest’ultima possibilità come linea guida per leggere questo nuovo progetto musicale che possiamo immaginare come una surreale riunione di condominio tra Monica Mureddu che si occupa di verbalizzare, cantare e mettere a piombo le parole, Marco Mancini, alle chitarre, e Stefano Guzzetti che, oltre a suonare il basso, si dedica alle ultime rifiniture. Noi è una bella sorpresa di questa tarda primavera: una versione ristrutturata della classica forma canzone pop oriented nella sua emanazione più nobile ed evoluta. Una scelta di stile che richiama alla mente esperienze che vanno da lontane glorie nazionali come Ivan Cattaneo e Alberto Camerini, passando per i Bluvertigo, Soerba, Morgan (soprattutto quello di Canzoni dell’Appartamento) e innesti di spoken word che arrivano da storie come Offlaga Disco Pax e Massimo Volume. Nel tinello, se frughiamo tra vecchie scatole, affiorano persino lontane rimembranze post punk, post-rock, cenni di shoegaze primordiale e tante altre varianti compresa l’esperienza degli Antennah portata in dote da Mancini e Guzzetti.
Sono palesi in queste tracce i riferimenti al mondo immobiliare, alla poetica dei luoghi dell’abitare, degli arredi e delle piccole cose che circondano la vita di ogni giorno, quello spazio vitale che ci accoglie e ci trasforma. Non a caso il brano che apre l’album è Monolocale, una cellula abitativa ridotta ed essenziale, un modulo sonoro memore di Mies van der Rohe senza inutili orpelli e ingombri eccessivi. Si continua con Nino Song, straniante composizione dedicata ad Antonio Gramsci in perfetto stile Offlaga che risuona come monito contro l’indifferenza e una strisciante malinconia di fondo. Decisamente a fuoco Marshall McLuhan, riferita al grande antropologo americano che, come succede anche con Gramsci, è più citato che letto, spesso abusato, raramente approfondito: il medium è un rigenerante massaggio a cui è difficile resistere. E poi si continua con leggere infatuazioni funky perse nelle briciole del tempo; maiali che ci guardano perplessi e ci giudicano; una canzone per Marco che trasuda legami e passioni non trattabili; un meteorite che minaccia di rovinare le recenti migliorie; l’evocazione di una città metafisica che sembra uscita da un quadro di Sironi sotto acido e scorie di civiltà post-industriale abbandonate sul ciglio delle strade come perfetta biografia del nostro tempo. Dopo i convenevoli di rito tutto si chiude con la firma sul rogito e l’inizio di una nuova vita mentre il mondo si sbriciola nelle sue contraddizioni.
Beh, alla fine un po’ di angoscia rimane, il pensiero corre alle macerie che arrivano da lottizzazioni non troppo distanti, alla polvere che ricopre tante e inutili verità, a visioni di case squarciate che lasciano intravedere brandelli di vita, miseri simulacri di normalità. Noi purtroppo è anche questo, non solo metri quadri calpestabili, open space, zone giorno e zone notte. Ma se Noi lo pronunciamo con gli occhi chiusi ecco apparire Neu! e tutto diventa magico e sopportabile come un monolocale con vista mare. Per la clientela più esigente sono disponibili i video di Nino Song e di Meteorite senza costi aggiuntivi.