Blues Marty ci racconta l’Hammer Blues Festival

Daniela Schirru interviste

L’idea del festival è nata dalla voglia di creare una vetrina per i musicisti sardi. In Sardegna ora c’è un gran fermento musicale. Il blues ha tanti sostenitori e soprattutto tanti artisti sardi si cimentano in questo genere che a mio avviso è un po’ la madre di tutta la musica contemporanea. In Sardegna abbiamo delle grandi realtà che probabilmente hanno aiutato i sardi ad amare il blues.  

Eventi di portata internazionale come il Narcao Blues o Rocce Rosse, sono da anni un punto fermo nel panorama musicale isolano, grazie ai quali hanno posato i piedi in terra sarda tanti mostri sacri del genere. Personalmente credo che la Sardegna a oggi sia una fucina di grandi artisti, soprattutto musicisti di altissimo livello e mi è piaciuta l’idea di mostrarli nella loro veste umana, di amici della porta accanto. Portarli in un piccolo locale come le Officine Hammer che poi è un ristobar adatto a tutti, anche alle famiglie, dar loro un bello spazio per esibirsi, che è il nostro palco, farli sentire a casa e permettere a chiunque ne abbia piacere di regalarsi una serata di musica.

Siamo abituati a pensare alla musica dal vivo, come a un concerto, cioè qualcosa per cui serva andare allo stadio, pagare un biglietto spesso oltre il budget di una famiglia media, stare magari in piedi in mezzo alla folla e tornare a casa tramortiti dal suono e dalla confusione. Io ho voluto dare una dimensione più familiare alla musica, senza per questo minimizzarla o toglierle importanza.  Una musica fatta di artisti di altissimo livello, professionisti che incidono musica propria, che hanno qualcosa da dire e da raccontare e di spettatori che sono persone comuni, a volte famiglie intere che portino anche i loro bambini, che decidono di ascoltare questo messaggio e di farlo magari cenando tranquillamente con i loro cari ma con l’orecchio proteso alla grande musica.

Cagliari ha da anni alcuni locali che si caratterizzano per un’offerta musicale di alto livello.  C’è il Fabrik, un locale dalla tipica impronta rock, il Jazzino con il suo storico background che ha improntato la sua offerta sul jazz di alto livello, il B-flat che si è impegnato a portare in Sardegna grandi nomi italiani e internazionali per permettere anche a noi sardi che non possiamo andare a vederli altrove di godere della loro ottima musica. Ci sono poi locali come il Vinvoglio e il più recente Red Rock Cafè che si focalizzano su un’offerta di ottimo livello ma in tarda serata. E poi ci sono alcuni circoli culturali che organizzano tante cose diverse, fra cui ottima musica come il Covo Art, il May Mask, la compagnia cantante ed altri.Insomma il panorama è abbastanza ampio, ma mancava, secondo me, una dimensione intermedia, un luogo in cui collocare le famiglie: chi non vuole fare tardi, chi preferisce ascoltare musica mentre cena, gli artisti che il giorno in cui non suonano hanno magari il piacere di andare ad ascoltare qualche collega, senza dover rinunciare per forza a stare con la famiglia e senza necessariamente dover fare tardi. Il festival nasce, quindi, con l’obiettivo di offrire più serate all’interno dello stesso genere, ma mostrandone sfaccettature diverse, grazie ad artisti che pur essendo accomunati da un’origine comune, hanno scelto di svilupparla in modo diverso.

Ti va di raccontarci tappa per tappa i vari aspetti del festival?

Innanzitutto, abbiamo pianificato gli artisti che ci sarebbe piaciuto ospitare. La scelta non è stata per nulla facile. Come dicevo prima, la Sardegna ha davvero tanti grandi talenti, ma da qualcuno dovevamo pure iniziare: pertanto abbiamo organizzato inizialmente un evento singolo che non è nemmeno apparso sulla locandina del festival perché non abbiamo fatto in tempo a inserirlo. Aveva, infatti, un unico giorno libero e per di più a dicembre, a ridosso delle festività natalizie. Parlo di Francesco Piu che il 22 dicembre appunto ci ha onorati della sua visita ed è stato il trampolino di lancio dell’Hammer Blues Festival iniziato poi a gennaio. Francesco è una persona spettacolare, un grande musicista. Ha suonato da noi con Giovanni Gaias, in arte “Nanni Groove”, che l’ha accompagnato alle percussioni e in alcuni momenti anche al piano. E’ stata una serata festosa. Piena di ritmo e allegria. Il pubblico ha partecipato attivamente alla serata che è stata divertentissima e piena di ritmo. Non avremo potuto scegliere artista più adatto al lancio di questo festival!

Iniziamo dal 5 gennaio. Sul palco sale Irene Loche. Quali impressioni hai avuto? Com’è stata la serata? E il pubblico?

Irene è una fata. Un’artista straordinaria. Dietro la sua preponderante timidezza e delicatezza, si nascondono una grinta e una forza interiore eccezionale. È una professionista di altissimo livello che riesce a creare delle atmosfere magiche. Prima, durante e dopo ogni sua esibizione. Il pubblico ne è stato completamente catturato. Credo che sia stato il concerto di tutto l’Hammer Blues Festival dove ho sentito il più religioso silenzio durante ogni pezzo. Escluso i momenti in cui Irene ha trascinato tutti a cantare e a tenere il ritmo con il battito delle mani.È stata una serata straordinaria.

La seconda serata ha visto salire sul palco il trio rappresentato da Alice Marras, Alessio Sanna e Massimo Satta. Cosa ci puoi raccontare della serata?

Il primo sabato live de Le Officine Hammer. Un vero delirio. È stato un sold-out da paura, non sapevamo più dove mettere le persone che continuavano ad arrivare e non volevano rinunciare al concerto. In realtà è stata una serata che ha rischiato di saltare per vari motivi, fino all’ultimo in dubbio sul suo effettivo svolgimento. Abbiamo colto l’occasione al volo perché Alice Marras ormai studia a Londra, ma era a Cagliari per le feste natalizie e Massimo Satta che vive a Roma è venuto prevalentemente per aver organizzato il concerto in onore di Mogol purtroppo non abbiamo avuto l’onore di ascoltarlo perché si è ammalato e gli è venuta la febbre.La fortuna ha voluto però, e qui dobbiamo ringraziare Alessio Sanna che è stato un ottimo supporto per tutta l’organizzazione della serata, che salisse sul palco al suo posto il grandissimo Davide Sanna, anch’egli qui per le feste, giacché ormai vive altrove da vari anni. La serata è stata meravigliosa. Un trio composto da tre professionisti che sono anche tre persone splendide e che ci hanno deliziato con una selezione di brani meravigliosi. La serata è stata un vero successo, fantastica.