

È particolare la situazione di un’Isola immersa tra le vestigia di un passato mitico e ormai pure mitologico: la magia del ‘ciò che fu’ occupa un presente immutabile e mai all’altezza, e così la tradizione diventa ingombrante. C’è allora chi la rinnega, chi la banalizza e pure chi, da fuori, osserva queste buffe usanze come spettatori allo zoo.
Fortunatamente però c’è anche chi non rinuncia a riformulare l’immaginario collettivo sulla Sardegna e sperimentare con la tradizione, e tra queste voci una delle più interessanti è quella di Chiara Floris, meglio nota come BLUEM. Che ha mosso i primi passi su SoundCloud prima con un EP, oggi introvabile, poi con l’esperimento settimanale che ha plasmato il lavoro decadente e intimista che è NOTTE, tra il bedroom e il bucolico. E la tradizione è lì, che affiora nelle aspre foto a opera di Jasmine Farling, cementando le atmosfere confessionali eppure ermetiche dell’intero progetto. Forse una banalità per i conterranei ormai impermeabili alla forza evocativa e misteriosa che la nostra terra proietta su chiunque arrivi, come anche su chi poi la lasci. E questo è un punto centrale, poiché BLUEM ha lasciato l’Isola per Londra dal 2014, inseguendo il sogno della musica e lasciandosi dietro le invadenti radici: tuttavia, come ben sanno tutti coloro che abbiano una simile storia di migrazione – compreso il sottoscritto – a quelle radici si cerca sempre di tornare. Un’identità che non può essere lasciata al turismo e alle sagre e che piuttosto va reinventata dinamicamente, rimessa al passo con lo zeitgeist musicale dell’adesso e ora: e BLUEM raccoglie una seconda volta la sfida, ancor meno semplice dopo le attenzioni per il debutto e l’attesa che ne è seguita, colmata solo da una manciata di singoli nel mezzo.
“nou” è per l’appunto il nuovo, non soltanto come capitolo secondo di una carriera, ma pure come tutto quel mai-visto-prima che irrompe in un mondo di tradizione rigida e monolitica: non a caso la prima traccia porta proprio il nome “Creusa”, come l’antagonista designata della Medea sofoclea, simbolo della novità sconquassante che la maga tenta in tutti i modi di spegnere aggrappandosi al passato. Una scommessa sonora che riflette infatti l’orecchio teso al futuro, mantenendo le influenze folk pop assodate in precedenza e imbastardendole però con l’esplosività surreale di hyperpop, affini e derivati, in un fruscio di suoni e colori post-post-modernisti adatti più ad un club londinese che ai solitari anfratti tratteggiati su “NOTTE”. Una commistione dimostrata dalla scelta di collaboratori quali Arssalendo e Giumo, due dei nomi più caldi della comunità hyper tricolore, come anche dal libero sfogo di ispirazioni diversissime come Rosalìa, Jamie XX e PinkPantheress, passando per l’incontro tra gli archi di Adele Madau e l’elettronica in “Adele”. Il messaggio è chiaro: non solo costumi e anziani, la tradizione è fatta ancor più di chi la vive e riesce persino a metterla sotto una luce nuova. Medea stavolta non ucciderà Creusa, la rivoluzione è già in corso.
E tra synth astrali e drums sincopate, il cambiamento BLUEM lo ha sicuramente portato nella sua arte. La speranza è che una simile visione possa ispirare altri giovani artisti, troppo spesso ancora in difficoltà a fare i conti con un senso di inadeguatezza verso un retaggio così complesso da proiettare nel presente.