Basgi da l’intòrriu – Futta x Isma Killah

Mauro Piredda Musica, Recensioni

Mancano pochi giorni all’uscita di “Basgi da l’intòrriu”, l’atteso album del rapper Futta realizzato a quattro mani insieme al beatmaker Isma Killah. E ascoltandolo in anteprima abbiamo subito una serie di conferme. 

La prima riguarda l’album in sé che non delude le aspettative di chi aveva già assaggiato la qualità dei quattro estratti mandati in rete dal 23 giugno all’11 agosto (nell’ordine “Ischacchera”, “Eba brutta”, “Spiriti” e “No V’è Joggu”) e dei quali avevamo già scritto su Sa Scena del 24 luglio e del 21 agosto

La seconda riguarda il rapporto tra musica e lingua e la certezza ormai consolidata di avere a che fare con un registro sassaresu dal profondo impegno concettuale che ben si assesta nella poiesis urbana del rap. Di questo modo Futta si conferma a pieno titolo tra gli artisti di punta del variegato movimento culturale turritano che, ormai da tempo, ci dice quanto l’idioma alloglotto non sia solo made for cionfra

Il disco, dodici tracce in tutto compresa l’intro e i quattro singoli già citati, è un must per gli amanti del genere e non solo. L’etichetta dell’isola sorella Cors Bros, quasi a testimoniare l’unione dei territori con la stessa matrice linguistica (il sassarese è un dialetto sardo-corso insieme al gallurese) ha ben sostenuto lo sforzo dei nostri e ora farà arrivare nelle case il supporto a quanti hanno fatto il pre-order in queste calde settimane di attesa. 

E il disco ci presenta delle ottime tracce, anche in italiano. “Musica di classe” (di classe lavoratrice, si intende) è una di queste. Un funk torrenziale che si impone egemone nel nostro spazio uditivo e lo riorganizza prossemicamente trasformandolo in un ring nel quale il nostro punge, volteggia, sferra jab, hook e uppercut contro chiunque contrasti l’unità degli sfruttati «trattati come carcasse». Il pezzo presenta anche un ospite d’eccezione, ossia Kento, rapper poeta attivo nei Poetry Slam e tra i ragazzi in carcere (da qualche mese è uscito il suo libro “Barre” unito all’omonimo mixtape). 

E Kento non è l’unico feat di spessore. La traccia “A noi” vede infatti la partecipazione del maestro della letteraturap Murubutu. La sua inconfondibile voce arricchisce un brano già valido di suo cucito sul classico stile narrativo di Futta. Anche qui, infatti, storie di ultimi, «storie di scelte», «storie di sempre»

Parole e pronuncia sassarese tornano prepotenti nella titletrack, in “Pa sempri” e in “Patria mea”, un inno alla propria terra con la partecipazione di Don Malo, con riferimenti a Antonio Gramsci, Antoni Simon Mossa e Giommaria Angioy e con alcuni versi in sardo. 

“Basgi da l’intòrriu”, ossia baci dal circondario, è un disco che lascerà il segno in questo 2021 che sta facendo rialzare la testa alla nostra scena. Il rap di Futta, una poesia che germoglia sull’asfalto di la ziddai (della città), mostra capacità liriche che catturano l’attenzione anche all’infuori del genere (e non è un caso che Riccardo sia stato scelto tra i finalisti nell’ultima edizione del festival cantautorale “A squarciagola”, con in giuria il nostro Daniele Mei). 

Non ci resta che aspettare il 17 settembre, giorno di uscita di questo disco che ha sulle spalle cinque anni di lavoro e che da tali spalle ci permetterà di vedere una scena di militanza musicale che continua a crescere nonostante tutto.