

ANYA is an hesitation. ANYA is a soothing anxiety. ANYA is not that person. Non solo. ANYA è anche il nome assegnato a un nuovo progetto il cui disco omonimo è uscito pertinentemente il 14 febbraio, giorno di San Valentino. Si tratta del nuovo nato sotto il cappello di ODRA, non meglio definita entità discografica per la quale lo scorso anno sono stati pubblicati anche YOLE, MILA e NADIA, progetti ampiamente variegati, difficilmente inquadrabili che, in quanto tali, non potevano non solleticare l’interesse di Sa Scena. ODRA si presenta con l’epiteto di Tape-Recorded impro sessions, ovvero le incisioni vengono fuori da session di improvvisazione e vengono registrate su nastro. Un registro stilistico che ne marca fortemente le timbriche e che ben si sposa con l’attitudine elettro-noise-industrial dell’esecuzione e della scelta di suoni e pattern.
Questi progetti, ANYA compreso, hanno come minimo comun denominatore, oltre alla evidente passione per i nomi femminili di origine slava, la partecipazione costante e attiva di Matteo Sanna e di Marcello Pisanu, rispettivamente al basso e alla chitarra, che per l’occasione sono stati affiancati da Andrea Cherchi ai synth e Giacomo Salis alle percussioni. ANYA, pur non facendo eccezione alle affinità non scritte – ma comunque altamente elettive – che caratterizzano le produzioni di ODRA, tuttavia riesce a sorprendere ancora una volta con le atmosfere tese e cinematografiche dei brani, tutti collegati tra loro senza soluzioni di continuità come episodi di una narrazione collettiva tortuosa ed esaustiva nel suo complesso. E si rivela come la migliore faccia di questo progetto allargato che trova nella libertà espressiva la sua chiave di volta e nel rumorismo non il solito esercizio di stile – quindi, come spesso accade, ostile alla musicalità –, ma un elemento funzionale tanto allo sviluppo delle parti strumentali, quanto al racconto.
L’improvvisazione, pianificata o meno che sia, conferisce al lavoro quel sapore di imprevedibilità che spesso si associa alla dimensione filmica, il ricorso al noise gli dà quella patina di ruvidezza che esalta i tratti più crudi delle sonorità, mentre le parti più nitide e meno dissonanti riportano il filo del discorso su terreni più praticabili. Una visione questa di ANYA – e di ODRA – che pur privilegiando lo storytelling, come le migliori colonne sonore trova il modo di prescindere dalla dimensione visuale, vagando saldamente sulle proprie gambe senza una direzione precisa, ma con in testa una chiara idea di quali lande desolate esplorare.